01/09/14

Mamma e papà devo dirvi una cosa: sono omosessuale!

omosessuale 

Cosa succede quando la certezza della propria omosessualità arriva alla coscienza? Può provocare un senso di liberazione, ma anche una dolorosa e conflittuale consapevolezza alla scoperta di sé, del proprio rapporto con la famiglia e la società.

Le famiglie spesso entrano in crisi a seguito della scoperta dell’omosessualità del proprio figlio/a.

A loro volta i figli omosessuali non sanno come rivelare la propria condizione ai genitori.

Ogni genitore si impegna per allevare al meglio il proprio figlio fornendogli le regole di vita per essere accettato nella società, a volte i genitori proiettano speranze e sogni mai realizzati sui figli, fino a che arriva un giorno in cui arriva la rivelazione: “ Mamma e papà devo dirvi una cosa: sono omosessuale!”. Da qui ha inizio un periodo difficile e doloroso per tutti i membri del sistema familiare; diverse le emozioni in gioco dei genitori: la rabbia, la colpa e più difficile di tutte, la volontà di accettare  questi nuovi figli diventati un po’ “stranieri” in casa loro.

Anche per i ragazzi è un momento di grande difficoltà: non a caso tra i motivi più frequenti che spingono una persona omosessuale a chiedere l’aiuto di uno psicologo vi sono proprio quelli legati alla sua famiglia d’origine. Ricordiamoci che l’essere accettati dai propri familiari è uno dei bisogni primari di ogni altro individuo e  anzi, l’appoggio dei propri familiari è fondamentale per riuscire ad affrontare le difficoltà di una società che li rifiuta e che ha ancora molti pregiudizi nei loro confronti.

Sicuramente se l’essere genitori è di per se un compito difficile lo è ancora di più esserlo di ragazzi omosessuali poichè il sistema famiglia si ritrova a dover fare i conti con una nuova realtà, di cui non sa molto.

In questa condizione genitori e figli sono accumunati da un’emozione: la paura.

I figli hanno paura di non essere accettati, i genitori hanno paura di accettare un figlio “diverso” dalle aspettative.

Molti genitori sono particolarmente influenzati dagli stereotipi e dai luoghi comuni che riguardano la sessualità, per cui possono reagire in modo imprevedibile: possono esprimere sentimenti di rabbia verso il figlio a causa del dolore che stanno provando, oppure possono sentirsi colpevoli della sua omosessualità e tentare in tutti i modi di "curarlo", magari proponendogli la conoscenza di potenziali partner di sesso opposto, o cure psicologiche.

Il senso di fallimento e di colpa, così come sentimenti di vergogna e imbarazzo, possono spingere i genitori verso l’isolamento sociale e la chiusura, a volte infatti cambiano zona o città e questa cosa non migliora certo la condizione già critica in cui si trova il giovane; il ragazzo, da parte sua, sa che potrebbe verificarsi una reazione negativa a tale scoperta, per cui preferisce tacere sulla sua situazione omosessuale e prendere le distanze dal proprio nucleo familiare, magari decidendo di trasferirsi in altre città, lui stesso si allontana per paura di essere causa di dolore o di delusione per i suoi genitori e rinuncia così al loro sostegno.

Alcuni giovani non rivelano mai la loro omosessualità ai genitori, anzi fingono di avere la ragazza. Però più passa il tempo e più diventa difficile dirlo. A volte viene informata solo la mamma o una sorella o entrambe per avere almeno la possibilità di sentire un famigliare vicino. Cosa possono fare dunque i genitori di fronte a questa rivelazione? La cosa migliore che un genitore possa fare è anzitutto quella  di documentarsi molto bene sull’argomento, evitando comportamenti impulsivi ed automatici, dettati dai pregiudizi e dalla scarsa informazione.

È poi molto importante chiedere l’aiuto di uno psicologo/psicoterapeuta che sia di supporto per i genitori, che sappia fornire spiegazioni chiare e rispondere ai dubbi, che li aiuti a razionalizzare i loro timori, che li accompagni nel percorso di elaborazione della loro sofferenza e, obiettivo più grande, permetta ai genitori di giungere all’accettazione – non alla semplice tolleranza – del proprio figlio e al recupero del rapporto affettivo con questo.

È fondamentale che i genitori superino il sentimento di vergogna e si rivolgano ad un esperto che li supporti nella conoscenza di una realtà ignota che li spaventa e che la società tende a non comprendere, una realtà che va innanzitutto conosciuta per essere poi elaborata ed accettata.

Quale è la posta in gioco? Riconquistare il rapporto con i propri figli, che, seppur “diversi” da come erano stati immaginati, rimangono sempre figli, con i loro diritti, in primis, quello di essere amati nella loro unicità.

L'errore più grande sarebbe discriminare a priori, senza informarsi, solo per paura o addirittura per vergogna.

Allora si cerca di isolare il ragazzo o la ragazza, con frasi del tipo: “chi è stato a corromperti ? Chi ti ha plagiato? Non è possibile! Tu non sei così!”. Allora si comincia ad incolpare un amico del gruppo dei pari … “lo sapevo che quel ragazzo era strano e ti ha corrotto”. Qui c'è un doppio errore, il primo è confermare che l'omosessualità non è normale, il secondo far credere al proprio figlio che è talmente privo di una sua personalità che si potrebbe far corrompere da chiunque a fare qualsiasi cosa.

Questa è la fase iniziale, durante la quale i genitori sono convinti che il figlio non è veramente così, e fanno di tutto per associare l'accaduto con un momento di confusione che passerà.

Nel momento in cui, invece, il proprio figlio o figlia hanno il coraggio di dire la verità sulla propria scelta sessuale, bisogna fermarsi un attimo perchè i genitori in questi casi sono la risorsa più importante, un sostengono che allenta le tensioni, le ipocrisie e le paure.

I genitori non devono accusarsi l'uno con l'altro con teorie del tipo: un padre troppo debole e troppo assente o una madre troppo chioccia e apprensiva. Devono confrontarsi tra loro ed esplorare le loro convinzioni e i loro timori rispetto l’omosessualità rimanendo solidali come coppia e con il proprio figlio.

La scelta omosessuale, del resto, scatta proprio come la scelta eterosessuale: ad un certo punto desideri un altra persona!

Bisogna concentrarsi sulle esigenze del ragazzo, non sulla paura del giudizio degli altri.

Alcune mamme addirittura soffrono perchè non potranno accompagnare il proprio figlio all'altare o perchè non diventeranno mai nonne. I padri possono considerarsi offesi e ridicolizzati. Per non parlare dell’associazione omosessuale-AIDS o omosessuale-perverso.

 

Se proprio i genitori rifiutano la scelta, il ragazzo cercherà sostegno altrove, magari non si fiderà di nessuno e non riuscirà a questo punto davvero a non fare una vita normale.

La prima cosa che viene in mente ai genitori è sempre cercare di curare il figlio/a con l'aiuto di uno psicologo, di un endocrinologo o di un andrologo, ma dato che l'omosessualità non è una malattia non si risolve nulla.

Da più di trenta anni l'omosessualità è stata eliminata dalle malattie mentali dato che i soggetti omosessuali risultano del tutto sani e non c'è nulla da curare. Anzi sono persone che hanno spesso molto successo nella vita sociale, lavorativa e amorosa.

I genitori dovrebbero sforzarsi di non delineare il percorso di vita dei loro figli seguendo la linea immaginaria dei propri desideri (una laurea, un matrimonio, un buon lavoro e dei nipotini ad esempio), ma imparare a riconoscere che, una volta messi al mondo, i figli sono liberi di intraprendere il loro personale cammino. La possibilità di essere sostenuti dalla propria famiglia nelle scelte personali, permette ai ragazzi l’espressione delle proprie potenzialità con sicurezza, consente loro di crescere nella serenità e nel sentimento profondo e irrinunciabile di essere accettati, amati e riconosciuti.

Dr. Andrea Buzzi

Letto 878 volte Ultima modifica il Mercoledì, 15 Ottobre 2014 15:33
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