09/09/14

normalita

Un problema sessuale è un’ombra minacciosa sul senso di sicurezza, di serenità, di “normalità”; che sia comparso improvvisamente nel corso della vita o che subdolamente l’accompagni da sempre è un compagno di viaggio sgradito, odioso, imbarazzante.

 

 

Avere una difficoltà sessuale fa sperimentare sensazioni contrastanti di sorpresa, rabbia, dolore, distanza, isolamento. Ci si sente vittime di un appagamento negato, di una felicità, di una naturalezza che si stenta a riconoscere come legittima.

Un tratto estremamente screditante – così nel 1963 Goffman definisce il concetto di stigma, e continua – stigmatizzate sono quelle persone che sembrano possedere una differenza dagli altri, dalla cosiddetta gente normale, esprimendo una variazione da ciò che è imposto da regole e ruoli.

Così ci si sente fuori gioco, lontani dai discorsi degli amici, dei colleghi, congelati all’idea di un approccio e confinati in una profonda ed indesiderata diversità.

La sessualità è un aspetto talmente importante delle vita umana con un potente effetto sul comportamento e sull’immaginario da essere continuamente influenzata dalla definizione sociale di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Basta ripercorrere l’ultimo cinquantennio per renderci conto di quanto l’indicazione di precisi modelli di riferimento abbiano influenzato la possibilità di sentirsi liberi nel compiere serenamente le proprie scelte sessuali, ad esempio riguardo la procreazione, la contraccezione o l’orientamento sessuale.

Ebbene oggi la sessualità non sembra più essere un tabù, la “scoperta del corpo” appare come il passo verso la sua liberazione e le indicazioni sembrano essere, piuttosto, quelle di una sessualità giovane, attiva e palpitante ad ogni costo. Dai rotocalchi, dai cartelloni pubblicitari, dalle trasmissioni tv e nei talk show occhieggiano maliziosi riferimenti, incitamenti e ringraziamenti al sicuro dono di piacere di corpi scattanti e performanti.

Accade dunque che un problema della sessualità sia percepito come l’odioso ostacolo al raggiungimento del piacere che non è solo il piacere-orgasmo, ma anche il piacere di sentirsi “a posto”, “come gli altri”, perfettamente integrati e adeguati alle aspettative.

Coerenti con l’idea di ciò che ci si aspetta dall’essere maschi o femmine.

Una libertà del corpo e della sessualità, quella dei nostri tempi, che allucinata dagli ideali di bellezza, giovinezza, salute e funzionalità finisce per diventare la libertà forzata di un ingranaggio in cui il corpo, il desiderio e il piacere anziché essere gli spazi di incontro con l’altro grondano del peso del produrre (orgasmi, ammirazione, sguardi) e del funzionare (erezione eccellente, lubrificazione adeguata, sufficiente numero di spinte…).

E quando la sessualità si contrae in un sintomo corporeo allora ci si chiude al mondo e all’altro facendo del proprio corpo“il nascondiglio della vita”, sentendo crescere la separazione dagli altri, dal partner, da se stessi e dal proprio stesso corpo che sembra aver preso una strada tutta sua, senza più collegamento con i nostri desideri e bisogni.

Allora si deve partire da qui, dall’ascolto del corpo per recuperare la trama di una sessualità che non è meccanismo, ma dimensione dell’esistenza, che non è organo, ma desiderio perché solo desiderando l’altro e sentendomi oggetto di desiderio altrui io mi scopro come essere sessuato.

In questo modo ritrovare l’armonia di una sessualità di piacere, non è al servizio del “funzionare bene”, ma del riprendere il filo di una apertura verso se stessi, verso l’altro e verso il mondo di cui fare bene l’amore è la naturale espressione.

Dott.ssa Fabiana Corica

 

Bibliografia:

Binswanger, L., Über Psychotherapie (1935)

Galimberti U., Il corpo (1983)

Goffman, E., Stigma: Notes on the management of spoiled identity (1963)

 

 

Letto 1392 volte Ultima modifica il Venerdì, 03 Ottobre 2014 17:48
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