09/09/14

Difficoltà sessuali maschili: il ruolo delle donne

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Un problema sessuale è un problema di coppia anche quando solo uno dei due lo manifesta. Infatti la sofferenza investe anche l’altro/a, lo spazio e il tempo dell’intimità tendono a ridursi e ad essere problematici e si possono avere ricadute negative in altre aree del rapporto non prettamente sessuali.

In circa la metà dei disturbi del desiderio maschile c’è una associazione con un disturbo del desiderio femminile! Infatti in più del 60% dei casi di eiaculazione precoce c’è una associazione con una disfunzione dell’orgasmo femminile e, molto spesso, nei casi di disfunzione dell’erezione c’è una associazione con il vaginismo.

Le donne reagiscono sempre alle difficoltà sessuali dei loro partner, diverse possono essere le reazioni in relazione alle caratteristiche personali e al momento che si sta vivendo.

In primo momento insieme al sentimento di sorpresa può verificarsi un meccanismo di autocolpevolizzazione, in questo caso, sentirsi responsabili della disfunzione sessuale del proprio partner alimenta sensi di colpa e di inadeguatezza.

Altra pesante ricaduta femminile è la perdita del ruolo seduttivo cioè sentire di non essere più in grado di eccitare il proprio uomo, questa reazione può abbattere il desiderio sessuale e favorire la perdita di sicurezza e il timore o il sospetto di essere tradite. 

Molte donne reagiscono con rabbia “non hai fatto nulla per affrontare il problema” o con distacco emotivo "la cosa non mi riguarda, veditela da solo” dimostrando una grande difficoltà a rimanere al fianco del proprio uomo alle prese con un sintomo sessuale.

In moltissimi casi a un sintomo sessuale maschile seguono anche nella partner sentimenti di ansia, depressione, sensi di colpa, calo dell’autostima, frustrazione, rabbia e irritazione. Queste donne possono rilevare segni come facilità al pianto, insonnia, stile alimentare inadeguato (spesso compensatorio). Inoltre può verificarsi nella coppia un cambiamento della prossemica (non si fa più la doccia insieme, non si dorme abbracciati, non ci si spoglia in presenza dell’altro) che aumenta le distanze e raffredda la temperatura emotiva.

Il sentimento di colpevolizzazione della partner può far ronzare in testa pensieri negativi e autosvalutanti come “Non sono abbastanza attraente” o “Non sono più attraente”; “Non ci so fare”(ansia da prestazione femminile) o "Non mi ama più”.

Permanere in questo stato senza intervenire per cambiare la situazione può allora maturare un passaggio dal senso di colpa alla rabbia: il pensiero assillante che ci sia un’altra donna, il fastidio provato verso il partner che si percepisce come sfuggente, egoista e immobile possono avere conseguenze anche gravi per il rapporto.

Più si protrae nel tempo, infatti, e più il sintomo cronicizza un disagio di coppia nei diversi livelli:

  • la comunicazione diventa difficile o distruttiva;
  • la complicità è assente o scarsa anche su altri obiettivi;
  • il linguaggio del corpo diventa rigido e distante.

La progressiva riduzione dell’area dell’intimità e della fiducia in sé e nell’altro genera l’incapacità ad immaginare una soluzione e alimenta sentimenti di rancore, senso di solitudine e di abbandono.

Le donne possono invece avere un ruolo prezioso nella partecipazione alla soluzione.

Intanto le donne da sempre si occupano dei problemi sanitari familiari, parlano di più e osservano meglio le realtà “private” e possono partecipare utilmente alla fase diagnostica della problematica sessuale manifestando il loro appoggio ad una visita di controllo o ad un consulto di orientamento.

Capire il vissuto dell’altro e spiegare il proprio sapendo che possono essere diversi ma altrettanto sofferti aiuta a ripristinare l’intimità corporea e creare spazio alla complicità e alla riconferma di sé e del rapporto.

La coppia deve difendere attivamente: spazio, tempo, ottimismo, fantasia e complicità e superare una visione meccanicistica della prestazione sessuale. Per recuperare una sessualità che procura piacere, che rassicura la persona e la coppia e che permette di giocare e di scambiare emozioni piuttosto che “dimostrare di essere normali”.

Dott.ssa Fabiana Corica

 

 

Letto 1660 volte Ultima modifica il Domenica, 26 Ottobre 2014 21:29
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